” L ‘ eccidio del panino e della mela “

 

 

 

 

 

Sul Ponte di Terralba , che sovrasta la linea ferroviaria tra la stazione Brignole e la stazione di Sturla , una lapide ricorda “Qui il 14 gennaio 1945 i partigiani Efisio ATZENI e Giovanni MELONI vennero trucidati dalle brigate nere 

 

In Corso Galliera , sulla sponda sinistra del torrente Bisagno in prossimità della Foce , una lapide ricorda “Qui il 14 gennaio 1945 il partigiano Attilio FIRPO venne trucidato dalle  brigate nere.

 

In Corso Sardegna , all’ incrocio con Corso De Stefanis nelle vicinanze dello Stadio Luigi Ferraris , una lapide  ricorda “Qui il 14 gennaio 1945 il partigiano Antonio TRONFI, di anni 18, venne trucidato dalle brigate nere. –        

 

In Via Bonifacio , sempre nei quartieri di San Fruttuoso – Marassi  , una lapide ricorda “Qui cadde trucidato il partigiano BISCUOLA Giuseppe il 14-1-1945.

 

 

E con altre lapidi , cippi e targhe  , Genova ricorda l’eccidio perpetrato dai fascisti genovesi tra il 13 e il 14 gennaio 1945 e denominato del “Panino e della mela”, avvenuto senza neanche il pretesto della rappresaglia.

 

Nella notte , un gruppo di quattordici appartenenti alle brigate nere , uscì dalla federazione fascista  che aveva sede nella casa littoria  Tellini  , in via Saluzzo nel levante della città , e prelevò tredici detenuti in attesa di giudizio , dalle carceri di Marassi .

 

Li fece salire su diversi camion e furono  portati in località prossime alle loro abitazioni  : era stato detto loro che li avevano  fatti uscire dal carcere per liberarli.

 

Ad ognuno fu dato un panino e una mela , che quei poveretti misero nelle tasche

 

Un rito macabro, mai capito .

 

Furono fatti scendere a gruppetti e , appena a terra , furono colpiti da colpi di pistola alla nuca: tre a Marassi due sul ponte di Terralba due al Campasso , due a Borzoli e quattro in piazza Baracca a Sestri Ponente.

 

E i genovesi , in quella fredda mattina , usciti di casa per recarsi al lavoro , li trovarono lì , insanguinati , abbandonati sui marciapiedi

 

L’impressione in città fu tale che i fascisti, messi alle strette dallo sdegno popolare, inventarono la versione dei fatti, pubblicata dai giornali dell’epoca, nella quale si imputava la strage a scontri tra bande di ribelli .

 

 

 

Dal Web

 

 

 

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