Confessione della ” mantide taggiasca “

 Pomeriggio di giovedì scorso, caserma dei carabinieri di Sanremo, terzo piano, nucleo operativo.

Mancano dieci minuti alle sei. In due uffici diversi stanno per iniziare gli interrogatori della coppia diabolica di amanti.

«Nei confronti di mio marito ormai provo un odio profondo – inizia la donna – Col passare degli anni il suo comportamento è diventato sempre più ossessivo e violento. La mia vita si è trasformata in un incubo. Ultimamente alzava anche le mani. Mi picchiava».

I carabinieri le chiedono perché non ha mai pensato di sporgere denuncia.

«Avevo paura. Ripeto, è un violento. Di queste cose non ho mai parlato con nessuno. No, lo confermo, non mi sono mai rivolta né a polizia né a voi carabinieri».

La donna sembra non tradire emozioni. Riprende a parlare delle presunte persecuzioni di cui sarebbe stata vittima.

 «Ammazzarlo era l’unica soluzione per liberarmene. Sì, farlo uccidere era la cosa giusta. Lo odio».

Poi prende a parlare del suo amante, il barista che come potenziale killer l’aveva delusa. Pensava di aver trovato la persona giusta, quella che si incaricasse di mettere in pratica il disegno omicida. Fiducia mal riposta. Lui, infatti, si è tirato indietro.

«E’ vero, in passato ho commesso qualche furto, ma non sono un assassino, tanto meno un killer su commissione», avrebbe detto più tardi l’uomo ai carabinieri , nell’ufficio accanto.

E infatti ha cercato e incaricato qualcuno che lo sostituisse nel lavoro sporco. Per 20mila euro, con un anticipo prima del delitto, il resto dopo il funerale.

«A me non interessava il modo in cui sarebbe stato ucciso mio marito. L’importante è che fosse eliminato», dice la mantide.   Riferisce di scene violente, di percosse. E di paura. Quella che l’ha spinta a risolvere il problema con la soluzione più radicale. Ma anche rischiosa, soprattutto se ci si rivolge a un piccolo pregiudicato, senza un piano preciso: così almeno sembra di capire.

I carabinieri sono convinti della volontà omicida della donna, ma gli elementi per l’arresto non ci sono. E non solo perchè lo sprovveduto barista si è rivolto, senza saperlo, a un brigadiere.

Manca l’arma, il progetto non è architettato nei dettagli, la coppia non ha messo in atto alcuna iniziativa per inquinare le eventuali prove. «Non mi credete? Allora vi dico che non è la prima volta che provo a liberarmi di mio marito. Ho avuto altri amanti e tutti si sono rifiutati di aiutarmi. Tante parole, poi al momento di agire si sono sempre tirati indietro».

Nell’ufficio cala il silenzio. Gli investigatori si guardano negli occhi. Meglio avvisare il magistrato. Sono le nove di sera. Le manette restano nel cassetto.

( Dai giornali )

Confessione della ” mantide taggiasca “ultima modifica: 2008-09-15T16:52:49+02:00da wally_giana
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