24 Febbraio – BELZEBU’

Ci sarà pure un motivo se lo chiamano "Belzebù".
Questo soprannome glielo affibbiò, la prima volta, Bettino Craxi, e da quel giorno, nessuno ne ha trovato uno più azzeccato.
La dimostrazione è sotto gli occhi di tutti: la crisi del governo Prodi l'ha costruita lui, l'ha gestita, ne ha anche suggerito lo sbocco, e ne ha incassato i dividendi.
Giulio Andreotti non ha voluto abbattere né l'esecutivo, né la maggioranza di centrosinistra.
Ha voluto solo infliggergli una terribile lezione.
L'ha capita Prodi nella notte tra giovedì e venerdì, quando il premier dimissionario ha convocato tutto lo stato maggiore dell'Ulivo per chiudere una situazione che si stava congelando.
Pagare il suo pegno con Andreotti .
E i "Dico" sono spariti dagli impegni del governo.
Ci penserà il Parlamento a studiare, modificare, eventualmente bocciare quel progetto: l'esecutivo ne rimarrà fuori.
Così voleva Belzebù e così sarà.
Lo scenario è quello dei giorni caldi dei rapporti tra il Vaticano e Palazzo Chigi: dichiarazioni e prese di posizioni dei vescovi contro il disegno di legge che "mina le famiglie", risposte piccate dei cattolici dell'Unione in difesa del governo.
C'è stato, solo poche ore prima, l'incontro tra Prodi ed il cardinal Bertone.
Non è ancora pronta la "nota" di Ruini a tutti i parlamentari cattolici, dei quali Andreotti è il sicuro vessillifero.
Poi è arrivato il dibattito, in Senato, sulla politica estera.
E Belzebù ha annusato l'odore del sangue.
Le dissidenze nell'Unione ci sono sempre state, ma i vari Rossi o i Turigliatto si sono sentiti le spalle coperte, proprio da Andreotti:
«Ma vi pare che non vota la politica estera di un governo?».
Individuato il momento, ha scelto la strategia. Il primo passo è stato convincere i centristi a smarcarsi dal resto delle opposizioni.
Un gesto da autentico cultore del giallo: un' opposizione divisa sarebbe finita fuori gioco subito.
Non avrebbe avuto alcun ruolo in tutto quel che sarebbe accaduto dopo, e neppure avrebbe potuto minacciare le elezioni anticipate.
A quel punto è stato sufficiente attendere le 14,47 di mercoledì e Belzebù non ha premuto il bottone per votare a favore del governo.
Tutto qui.
Certo, i due dissidenti ci hanno messo del loro; certo né Forza Italia, né An né la Lega hanno capito cosa c'era dietro l'astensione dei centristi.
Hanno esultato, quando la mozione non è passata, e nessuno ha fatto caso ad Andreotti che, seduto sul suo scranno, non ha neppure guardato il tabellone e ha continuato a fare barchette di carta. Il più era fatto. Non c'era bisogno di spiegare nulla.
«Presidente, ma, a pensar male, si può immaginare che lei si sia astenuto per la contrarietà ai Dico» gli ha chiesto un giornalista.
E lui ha risposto: «I Dico sono sbagliati nella stesura e nel concetto. Non c'era bisogno di metterli in pista».
Chiaro? 
«Attaccate la Chiesa e poi vi stupite del voto di Andreotti?» ha chiosato Clemente Mastella.
La chiusura del cerchio oarte da lì : qualche centrista faceva capire che avrebbe appoggiato il governo, ma solo se fosse sparita quella sigla : DI.CO.  
E Prodi ne ha preso atto.

A.M.B.
IL SECOLO XIX

24 Febbraio – BELZEBU’ultima modifica: 2007-02-24T18:31:56+01:00da wally_giana
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