28 Agosto – Spedizione in Libano

Stando alle dichiarazioni di certi politici e giornalisti , sia della sinistra liberaldemocratica che di quella radicale , l'impegno italiano in Libano dovrebbe segnare una data epocale nella storia del genere umano : per la prima volta , infatti , un esercito non si pone al servizio della conquista e dell'usurpazione ma della pace e della libertà .
Da Castagnetti a Rina Gagliardi è tutto un inno alla colomba che reca in una zampa l'ulivo e nell'altra il mitra ; su giornali come Liberazione e Il Manifesto non si leggono che confronti tra lo spirito di sopraffazione che animava le truppe berlusconiane in Iraq e in Afghanistan e l'afflato francescano e assisiate che , invece , caratterizzerà la spedizione voluta dall'attuale ministero .
Dinanzi a tanta melensa retorica viene in mente il Trilussa de  "La speculazione delle parole"  in cui il gatto di casa annuncia alla gallina la dipartita dell'amato consorte : «Vostro marito passerà alla storia :/ perché fece una morte proprio bella ,/arabbiato in padella/frammezzo ar pomodoro della gloria ./ J'hanno tirato er collo , questo è vero . / Ma lui rimase sempre tale e quale ,/Un martire der libbero pensiero/Che se sacrificò pe' l'ideale» .

Una decisione politica forse ragionevole e inevitabile , come sono portato a pensare , ma sicuramente difficile e rischiosa diventa  epos, espressione di uno stile di governo di cifra alta contrapposto alle guerre da basso impero coloniale del centro-destra .
Suvvia , un po' di sobrietà non guasterebbe specialmente in una classe politica che ha vinto , sia pure di un soffio , le elezioni facendo leva sul dovere di trattare gli italiani come persone adulte .
Certo , vi sono non poche differenze giuridiche tra il Libano , da un lato , e l'Afghanistan e l'Iraq , dall'altro .

Col senno del poi , inoltre , va riconosciuto che gli americani si sono messi in un ginepraio dal quale sembra molto difficile uscire senza pagare prezzi ancora più alti degli attuali . Hanno fatto la guerra per il petrolio ?
Se fosse questa l'unica ragione della loro mobilitazione non sarebbe così scandaloso il tentativo di assicurarsi il controllo di una materia prima vitale per le economie occidentali e i cui costi odierni riflettono il ricatto della rendita sul profitto , ovvero una situazione che il vecchio Marx aborriva come premoderna.
E d'altronde , se il petrolio arma il braccio di una parte dell'Occidente non è men vero  che disarma le coscienze di un'altra parte , disposta a barattare onore e dignità per qualche barile in più .
In realtà, a parte le armi di distruzione di massa , alle origini dell'intervento americano in Medio Oriente si trova un assunto neocon vero solo a metà : la sicurezza internazionale è garantita solo in presenza di stati democratici e , pertanto , più si esporta la democrazia , meglio si sta .

La prima parte della tesi è ineccepibile ma la seconda è stata cattiva consigliera .
I Paesi islamici , infatti , non sono assimilabili alla Germania o al Giappone , che antichi costumi di autodisciplina e secolari istituzioni politiche rendevano "rieducabili" ai valori della "società aperta" .
Il trapianto democratico a Kabul e a Baghdad sembra , almeno per ora , non riuscito .
Detto questo , però , come si fa a demonizzare il centro-destra che , in linea con "potenze civili" come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna , ha cercato di dare una mano non all'abbattimento di bieche dittature ma alla ricostruzione di regioni in cui il fanatismo religioso e il nazionalismo genocida avevano compiuto stragi tali da resuscitare la barbarie totalitaria ?

Si può anche consentire che sia stato un errore ma come dimenticare che , in politica estera , l'interventismo è iscritto in una ideologia democratica che , con Mazzini , ritiene immorale il vecchio principio westfaliano della non ingerenza negli affari interni di uno Stato ?
Piaccia o no , sotto un profilo esclusivamente etico-politico non ci sono molte differenze tra la spedizione in Libano (autorizzata dall'Onu) e quelle in Afghanistan o in Iraq , come sostengono a ragione i no global più irriducibili : l'una e l'altra possono definirsi «missioni umanitarie»  (al di là delle aspettative , peraltro legittime , di commesse a imprese italiane) .

Presentare la  spedizione in Libano come benedetta da Gandhi e da Tolstoj e le altre due come ispirate da Crispi e da Mussolini può essere utile a tenere unita una coalizione eterogenea ,  ma offende , prima ancora che la verità , il buon senso degli italiani .

Dino Cofrancesco
Insegnante di  Storia del pensiero politico all'Università di Genova

Da " IL SECOLO XIX "   di oggi

28 Agosto – Spedizione in Libanoultima modifica: 2006-08-28T13:45:22+02:00da wally_giana
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7 pensieri su “28 Agosto – Spedizione in Libano

  1. Concordo su tutta la linea con l’autore dell’articolo. Ma è altrettanto vero che viviamo in un paese, in cui l’uso e l’abuso di definizioni atte allo sfalsamento della realtà, è diventata più un’arte (inutile per chi ancora è in grado di intendere e di volere, quindi la minoranza), che uno stravolgimento e/o cambiamento vero e proprio della sostanza delle cose e delle azioni. Una buona giornata Wally. George.

  2. Ho pubblicato i tuoi commenti sul mio blog. Hai pubblicato anche tu un post interessante. Io sono di sinistra. Ma anche a me questo intervento fa paura. Avrei preferito che si tentassero ulteriori approcci di tipo diplomatico, perchè non sarà una cosa facile da gestire. La vedo un pò come un trappolone. Buona serata. Amaranta.

  3. A forza di distinguo l’Italia non si muove mai o si muove solo pensando di essere sul carro dei vincitori (poi spesso perde). Almeno stavolta non pensiamo di vincere. Benedetta da Gandhi è eccesivo, è pericoloso, ma non mi sembra che quello dell’Italia nel caso sia un comportamento biasimevole.

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