06/04/2012

Uno , due , tre ….

 

 

 

 

 

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…… paia , ne usavo , di occhiali .

 

Uno per guardarmi attorno ,  un secondo per leggere , un terzo per stare al PC .

 

Ed ero quasi normale .

 

Dopo l’ intervento della cateratta , le vecchie lenti non vanno più bene , le nuove lenti non mi sono ancora state prescritte ed io vivo in una specie di limbo .

 

Ma vi seguo , vi voglio bene e vi auguro una Buona Pasqua !

 

wally

 

31/03/2012

-- IL CULO COME LA FACCIA --

 

La Porsche "nascosta" al fisco?

No, è solo immatricolata in Slovacchia.

Lo stipendio da parlamentare? Per pagare il mutuo, anche se in parlamento non ci si va più.

Premere il pulsante per votare? È usurante.

Parola di Massimo Calearo, deputato di Popolo e Territorio, ex Pd e Api:

«Dall'inizio dell'anno alla Camera sono andato solo tre volte, anche per motivi familiari. Rimango a casa a fare l'imprenditore, invece che andare a premere un pulsante. Non serve a niente. Anzi, credo che da questo momento fino alla fine della legislatura non ci andrò più».

L'onorevole è stato intervistato dalla trasmissione La Zanzara su Radio 24 e ha spiegato che la sua presa di posizione risale al cambio di governo: «Fino a novembre mi sono divertito a fare il consulente di Berlusconi sul commercio estero, ora non servo più. È usurante andare alla Camera solo a premere un pulsante».

C'è sempre la strada delle dimissioni, per evitare un lavoro usurante, e tornare a occuparsi dell'azienda di famiglia con fabbriche in Slovacchia e in Tunisia che produce antenne per auto e non solo, e che distribuisce in esclusiva per l'Italia grandi marchi di sistemi di navigazione gps.

Ma Calearo non ci pensa nemmeno: «Perché al posto mio entrerebbe uno del Pd molto di sinistra, un filo-castrista (Andrea Colasio, ndr). Con lo stipendio da parlamentare pago il mutuo della casa che ho comprato, 12mila euro al mese di mutuo. È una casa molto grande...».

E poi c'è l'auto: «La mia Porsche è targata slovacca, l'ho comprata lì perché ho un'attività in quel paese con 250 dipendenti. È tutto perfettamente in regola. E poi in Slovacchia si possono scaricare tutte le spese per la vettura. In Italia no».

«Due gay che si baciano? Mi fa schifo, lo facciano a casa loro. Mi giro dall'altra parte. Io sono normale e mi piacciono le donne», è la presa di posizione di Calearo su tutt’ altro argomento: «I gay hanno altri gusti. Io ho i miei, normali, e mi tengo i miei. La normalità è soggettiva, ma per me non sono normali».

Venerdì sera, però, lo stesso Calearo ha voluto smentire quanto può chiaramente essere ascoltato negli audio della puntata della Zanzara: «Il Parlamento è composto da persone degnissime e all'altezza di svolgere bene il proprio ruolo. Intervistato da La Zanzara mi sono calato nello spirito della trasmissione della quale tutti quelli che la seguono ne conoscono il taglio, e i commenti di queste ore rispetto alla mie risposte non corrispondono al mio vero pensiero che è invece di grande rispetto per le istituzioni e per le persone che le guidano».

Nessun passo indietro, invece, sull'ipotesi di non andare più alla Camera, ma di non dimettersi.””

-- DAGOSPIA --

 

 

 

27/03/2012

Come eravamo ....

 

Tra il 1919 e il 1920 l'Europa fu attraversata da ondate di scioperi ed agitazioni di operai che rivendicavano l'aumento salariale e la giornata lavorativa di otto ore.                                   

In Italia il fatto  che segnò con forza l'apertura di quello che prese il nome di biennio rosso fu la massa di agitazioni contro il carovita che percorse tutta la penisola tra la primavera e l'estate del 1919 e a cui il governo non riuscì a mettere un freno .

I primi scioperi scoppiarono in seguito : nel  marzo 1920 presso la Fiat di Torino vi fu  il cosiddetto sciopero delle "lancette" , nato in seguito alla decisione della Fiat di adeguare l’orario di lavoro all’ora legale introdotta dal governo .

Scioperoche terminò con l'intervento dell'esercito che sgomberò le fabbriche

Il 13 aprile iniziò un altro duro sciopero che in pochi giorni si estese a tutto il Piemonte , ma  rientrò il 24 senza che i sindacati avessero visto riconosciute le proprie richieste tra cui l'istituzione dei "consigli di fabbrica”

Il 1º maggio, in occasione della festa dei lavoratori furono indetti cortei nelle principali città , che in alcuni casi furono dispersi dalla polizia come a Torino e a Napoli.

Un nuovo sciopero , contro l'aumento del prezzo del pane indebolì il governo Nitti, che si dimise il 9 giugno lasciando l’ incarico all'ottantenne Giovanni Giolitti.

Uno degli eventi più significativi di tutto il biennio fu la rivolta dei bersaglieri che scoppiò ad Ancona nel mese di giugno , con l'ammutinamento dei militari di una caserma cittadina che rifiutavano di partire per l'Albania, dove era in corso una occupazione militare decisa dal governo Giolitti.

La rivolta dei bersaglieri fu una vera ribellione armata e coinvolse truppe di varie forze che solidarizzarono con i ribelli; da Ancona divampò in tutte le Marche, in Romagna e in Umbria.

Fu indetto uno sciopero da parte del sindacato dei ferrovieri per fermare i treni ed impedire che ad Ancona arrivassero le guardie regie ; il moto fu sedato  solo in seguito all'intervento della marina militare, intervenuta per bombardare la città .

Nel mese di luglio  la protesta crebbe ancora ,  passando all'occupazione delle fabbriche.    La FIOM chiedeva il rinnovo del contratto per ottenere aumenti salariali e altre riforme , che gli industriali accolsero solo in parte.                                                              

Venne quindi proclamato uno sciopero bianco, a cui gli industriali controbatterono con una serrata .            

Il 1º settembre iniziarono le occupazioni degli stabilimenti a Torino, Milano e Genova che si estesero poi in tutta Italia : gli operai organizzarono servizi armati di vigilanza che assunsero il nome di Guardie Rosse , disposti a scendere allo scontro anche con l'esercito .

A favore degli scioperanti , i sindacati dei ferrovieri disposero picchetti armati presso i nodi ferroviari per impedire l'intervento delle guardie regie .

Le occupazioni, intese come l'inizio di un processo rivoluzionario, non riuscirono però a compiere cambiamenti sensibili, soprattutto a causa della mancanza di strategia della classe dirigente socialista e dell'incapacità di diffusione nel resto della società.

Giolitti assunse un atteggiamento neutrale, nonostante le pressioni degli industriali per sgomberare le fabbriche usando  l'esercito : sapeva che gli operai, non essendo in grado di gestire le fabbriche, avrebbero prima o poi accettato di trattare.

A settembre , con l'ottenimento degli  aumenti salariali richiesti , fu trovato l'accordo tra CGL e industriali.

Giovanni Giolitti sintetizzò così la sua linea politica nei confronti dell'occupazione delle fabbriche : 

“ Ho voluto che gli operai facessero da sé la loro esperienza, perché comprendessero che è un puro sogno voler far funzionare le officine senza l'apporto di capitali, senza tecnici e senza crediti bancari. Faranno la prova, vedranno che è un sogno, e ciò li guarirà da pericolose illusioni. “

( Da “ Wikipedia “ )

 

 

 

 

21/03/2012

La farfalla

 

 

Contento, proprio contento
sono stato molte volte nella vita
ma più di tutte quando
mi hanno liberato in Germania
che mi sono messo a guardare una farfalla
senza la voglia di mangiarla

Tonino Guerra

 

 

 

 

04/03/2012

Nella Piazza (Grande) di San Petronio

 

 

Surge nel chiaro inverno la fosca turrita Bologna,
e il colle sopra bianco di neve ride.

È l'ora soave che il sol morituro saluta
le torri e 'l tempio, divo Petronio, tuo;

le torri i cui merli tant'ala di secolo lambe,
e del solenne tempio la solitaria cima.

Il cielo in freddo fulgore adamàntino brilla;
e l'aër come velo d'argento giace

su 'l fòro, lieve sfumando a torno le moli
che levò cupe il braccio clipeato de gli avi.

Su gli alti fastigi s'indugia il sole guardando
con un sorriso languido di vïola,

che ne la bigia pietra nel fosco vermiglio mattone
par che risvegli l'anima de i secoli,

e un desio mesto pe 'l rigido aëre sveglia
di rossi maggi, di calde aulenti sere,

quando le donne gentili danzavano in piazza
e co' i re vinti i consoli tornavano.

Tale la musa ride fuggente al verso in cui trema
un desiderio vano de la bellezza antica.

 

Giosuè Carducci

 

 

 

22/02/2012

Sotto il segno dei Pesci

 

 

 

 

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Giacomo!

 

 

 

19/02/2012

La fortuna di “ non “ chiamarsi Argo

 

 

Ché si rischierebbero ben cento interventi per la rimozione di altrettante possibili cataratte e mi  vien la pelle d’ oca al solo pensarci .

 

A me ne son  bastate due , a distanza di anni , eseguite in strutture ospedaliere diverse , con differenti chirurghi , e mi han messo a terra ogni volta .

 

Magari ha menato gramo la sola cosa che hanno avuto in comune , il giorno : il 13 novembre per  l’ occhio destro e il  13 febbraio per l’ occhio sinistro .

 

La prima , dolorosissima , ha avuto l’ attenuante di essere stata fatta su di un occhio già operato dopo il distacco della rètina suturata poi lungo la linea equatoriale , perciò abbastanza malconcio , ma la seconda avrebbe dovuto essere una semplice passeggiata , a detta di tutti .

 

Già ….

 

Completamente spogliata ( ho salvato a malapena le mutande ) , con  solo indosso un camice verde , come la cuffia in testa e gli stivali  ai piedi  , legata con stretti cerotti al lettino operatorio , munita di sfigmomanometro e di farfallina in vena , per ogni evenienza , sembravo pronta per una laparotomia .

 

Sul viso un telo verde , poi tagliato per mostrare l’ occhio ed è cominciato il supplizio  : venti minuti che mi son parsi ore .

 

Gli ultrasuoni non riuscivano a  frammentare con facilità il cristallino troppo indurito e la somministrazione del collirio anestetico nell’occhio non bastava ad attenuare il male , mentre il chirurgo diceva  -- guardi su … guardi giù … non sbatta gli occhi -- .

 

-- Non sbatta gli occhi , mi fa saltar le coronarie … --

 

Stesse zitto , almeno !

 

Comunque , son qui .

 

E non ho “ il terzo occhio “ .

 

Spero .

 

 

 

 

 

11/02/2012

Alzataccia antelucana , ieri !

 

Alle sei , che fuori è ancora buio .

 

E alle sette , il mio gentile accompagnatore suona già alla porta , tutto allegro     --  Buongiorno ! Sette gradi , Signora , molto meglio dei giorni passati ch’ eravamo a dodici .  Ma si appoggi a me e stia attenta dove mette i piedi , che il suo piazzale è un lastrone di ghiaccio –

 

Mi aiuta a salire in macchina e partiamo lentamente : le strade sono cosparse di sale e la neve dei giorni scorsi è stata accumulata sui lati dagli spazzaneve che son passati più volte .

 

In certi punti ce n’è un bel metro .

 

Il cielo è sereno , dietro l’ Appennino spunta un timido sole  e  l’ acqua del fiume , ferma sotto il vecchio ponte medioevale , luccica di gelo .

 

Imbocchiamo l’ autostrada ( in discesa è ancora la vecchia camionabile inaugurata da Mussolini nel 1938 ) , pulita , ma dalla volta della prima galleria pendono paurose stalattiti di ghiaccio  --  speriamo bene ! – penso .

 

Procediamo lentamente , alla nostra destra scorre una colonna di TIR e di autocisterne provenienti da nord  : alla periferia del Capoluogo  anche il torrente è ghiacciato e pure qui , come oltregiogo il paesaggio è lunare e la gente è  imbacuccata peggio che da noi .

 

Piano piano arriviamo sotto il ponte della A10  ( il più bel ponte d’ Europa , ho sentito dire )  e siamo quasi arrivati , il grande ospedale è a pochi chilometri , siamo praticamente giunti alla meta .

 

Sono le otto e , sferzata da una terribile tramontana , scendo dalla macchina .

 

Sulla porta del padiglione numero due , la figlietta  premurosa sta già aspettandomi e mi rileva dal gentile accompagnatore  : ci rivediamo fra un paio d’ ore , diciamo .

 

Entriamo , la saletta d’ attesa è piena , ma gli appuntamenti son fissati da tempo con orari , parrebbe , rigidissimi .

 

Lui , o baccan ( il padrone di casa , il primario )  , arriva alle otto e mezzo : bel cinquantenne , alto , biondiccio , sembra il Dottor Green di “ ER Medici in prima linea “ , solo che parla con un atroce accento genovese .

 

Magari parlo anch’ io così e meno male che non lo so !

 

Arriva il mio turno , entro nello studio , lui legge la documentazione della visita precedente , il risultato di analisi del sangue fatte in privato , e decide che non è il caso di ripeterle , farò solo l’ elettrocardiogramma .

 

Dopo l’ elettrocardiogramma , ottimo , mi visita e mentre sta facendomi firmare fogli per l’  autorizzazione sull’ uso della privacy e il consenso informato all’ intervento ( quello che se muori te lo avevamo detto prima che poteva succedere e son cavoli tuoi ! )  , l’ infermiera gli dice piano qualcosa e lui se ne va .

 

Torna dopo una ventina di minuti  : mi giunge all’ orecchio che  ha visitato ,  intra-moenia  , un suo paziente privato cui aveva spostato , causa neve , l’ orario della visita .

 

Allegria !

 

Mi prescrive un paio di farmaci da assumere in questi due giorni e mi dà appuntamento per lunedì 13 alle otto  , digiuna , si sa .

 

Sarò operata di cataratta all’ occhio sinistro , tutto qui .

 

P.S.

I due colliri , dei quali assumerò dodici gocce in totale , poi potrò buttarli via ,  che si ossidano subito , sono di fascia C , recentissimi , non hanno equivalenti generici e li ho pagati     35,00  .  

 

Se vi par poco ………

 

 

 

 

02/02/2012

È l’ultimo scandalo ....

 

....  il colpo di spugna finale.

Mark Cowell, il giornalista inglese che finì in coma dopo il pestaggio della scuola Diaz, nei giorni del G8 di Genova del 2001, « vittima di un’aggressione brutale», «dagli esiti potenzialmente letali». Un’azione commessa da «rappresentanti delle forze dell’ordine», avvenuta «nel contesto di un’operazione organizzata e programmata dalla polizia».

 Una condotta, che «per la sua gravità», profila gli estremi di un «tentato omicidio».

Ma l’inchiesta molto probabilmente si chiude qui.

Perché, scrivono i pm Enrico Zucca e Vittorio Ranieri Miniati nella loro richiesta di archiviazione, non ci sono prove sufficienti per identificare gli autori materiali.

L’indagine, scrivono, si è scontrata «con una certa volontà di nascondere fatti e responsabilità», e un «malinteso senso dell’onore dell’istituzione».

………………………………….

Quello arrivato nei giorni scorsi è l’epilogo dell’ultima inchiesta ancora aperta sulle violenze commesse dalle forze dell’ordine (i processi Diaz e Bolzaneto sono in attesa dei pronunciamenti della Cassazione).

I fatti risalgono alla notte fra il 21 e il 22 luglio, quando Covell fu travolto dall’irruzione di alcuni reparti di polizia nella scuola. «Senza che lui ponesse alcuna resistenza», gli agenti lo presero a calci, pugni e manganellate.

Gli ruppero otto costole, i denti, la testa, una mano e un braccio.

I pm arrivarono a identificare venti poliziotti, presenti o con responsabilità di comando quella sera: Giovanni Luperi, Francesco Gratteri, Gilberto Caldarozzi, Lorenzo Murgolo, Filippo Ferri, Massimiliano Di Bernardini, Fabio Ciccimarra, Nando Dominici, Spartaco Mortola, Carlo Di Sarro, Vincenzo Canterini, Michelangelo Fournier, Fabrizio Basili, Ciro Tucci, Carlo Lucaroni, Emiliano Zaccaria, Angelo Cenni, Fabrizio Ledoti, Pietro Stranieri e Vincenzo Compagnone.

Indagati che con questa istanza, ora, potrebbero essere prosciolti.

Marco Grasso
Matteo Indice

IL SECOLO XIX

2 Febbraio 2012                                                                                                                                         

 

 

 

 

30/01/2012

Paese mio ...

 

 

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... che stai di là

    dal tunnel !